Anni fa, più di trenta, scrissi “Commovimenti”. Sono otto brevi composizioni in prosa che formano una plaquette. Per sottolinearne l’organicità, i titoli dei brani uno di sotto all’altro diventano i versi di una poesia:
NEL VISIBILE
UN AZZURRO IMPOSSIBILE
DENTRO LA TANA
DI NOTTE
NOI SALAMANDRE
META’ UONIMI META’ CAVALLI
CRUDO SULLE PAGINE
SÌ
Commovimenti è una parola desueta, anche se bellissima, e descrive perfettamente quello che ancora oggi penso di aver fatto: “commovimenti”, dal latino commovere, “mettere in movimento, agitare”: 1. Movimento rapido, violento, improvviso; scossa o repentina successione di scosse provocate dallo spostamento di grandi masse. 2. Turbamento, commozione. (da “Il dizionario della lingua italiana” di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli 1990)
Ho detto che si tratta di prose, ma di una qualità particolare, ritmica, che infatti, con minimi ritocchi, potrebbero diventare versi, e io so che non è un caso, ma una traccia evidente della ricerca che portavo avanti allora. Uso il termine “ricerca” in modo consapevole, perché per me la scrittura non ha altro senso che questo.
Ho deciso che pubblicherò Commovimenti qui, sul blog, nella sezione “Poesia”. Un componimento alla volta, iniziando da “Nel visibile”. L’immagine che li accompagna le sceglierò al momento, tranne che in un’occasione, dove una fotografia ha preceduto la scrittura. Anche “Nel visibile”, però, a pensarci bene ha come origine – e pre-testo – il filmato di una gara di Montreal 1976.
NEL VISIBILE
Il regista è un giapponese, Montreal, finale olimpica dei cento metri. Crawford indossa esagerati calzettoni a righe. Piazzare settanta macchine da presa lungo la dirittura, alte sulle tribune e a filo d’erba, non un particolare doveva perdersi. E allora c’è un attimo vibrato dai muscoli prima dello sparo e sono immobili. Via dai blocchi per agognare subito terra, la gamba d’uscita si deforma nell’impatto col suolo fino a comprimersi in un ammasso di nervi, prende nuovamente linea, si tende, esplode e si rigenera nello stacco. Adesso i volti cercano l’aria, l’annusano contratti, vi si fondono come maschere che sussultano in colpi rapidi di martello. Guardi il trionfo del visibile nella fibra più nascosta, la grana si fa robusta al microscopio del rallentatore. E ora guarda gli occhi dei corridori e guarda cosa guardano. Nulla, sono ogive vuote di statue o di annegati, la luce li attraversa e non dà riflessi. Qui, nei loro occhi, del traguardo non puoi scorgere nemmeno l’ipotesi.