Pirrone di Elide viveva con la sorella Filista, di professione ostetrica. Era filosofo e tuttavia si dedicava anche alle pulizie domestiche, sbrigandole con perfetta indifferenza, tanto per lui era uguale. Una volta lavò un porcellino e lo condusse, per venderlo, al mercato. Vendeva anche degli uccelletti buoni per lo spiedo.
Spesso usciva di casa senza preavviso e come un vagabondo cercava la tranquillità e la solitudine. Si racconta che in uno di questi vagabondaggi l’accompagnasse Anassarco di Abdera, che siccome non c’era abituato, a un certo punto il poveretto cadde in un pantano – e allora Pirrone, nonostante fosse suo amico, tirò diritto impassibile, tanto per lui era uguale. Anassarco, tutto coperto di mota, ne lodò comunque l’indifferenza.
Pirrone lasciava andare ogni cosa per il suo verso, e forse proprio a causa di ciò, anche se di fatto non prendeva precauzione alcuna, visse fino a novant’anni suonati. Uscì fuori dai gangheri soltanto due volte, quando gli offesero la sorella ostetrica e quella volta che lo rincorse un cane. E allora un dogmatico gli domandò:
“Come mai, caro il mio Pirrone, se come dici ‘nulla esiste in verità’ hai avuto paura del cane?”
E Pirrone rispose:
“Come faccio a rispondere a una domanda che anche lei non esiste?”
E il dogmatico: “Si bah, così non vale…”.
Era talmente impassibile, Pirrone, che anche se lo disinfettavi e la ferita bruciava lui non muoveva nemmeno un ciglio! E così gli ateniesi lo fecero cittadino onorario e poi sacerdote.
Pirrone ne seguirono in molti il suo pensiero, divisi in diverse categorie:
- gli Zetici, che si chiamano così perché ricercano sempre la verità anche se non ci credono;
- gli Scettici che indagano indagano e non arrivano mai a nulla;
- gli Efettici che siccome non sanno se è buono o cattivo oppure giusto o sbagliato – e allora è uguale – loro sospendono il giudizio;
- gli Aporetici che sono perennemente dubbiosi.
Anche se uno li chiama in un modo e uno in un altro, i seguaci di Pirrone sono accomunati dal non sapere nulla di certo, nemmeno dal sapere di non saperlo. E allora perché parlano? Per fare quattro chiacchiere, che già Omero aveva scritto: “Volubile è la lingua dei mortali, e molti sono i discorsi”. Ma nel mondo non c’è niente di sicuro, e dunque che ti stupisci a fare? Insomma, se si dovesse riassumere la filosofia di Pirrone si potrebbe concludere dicendo: nulla è definibile e dunque nulla è vero, e quando affermiamo di non definire nulla, neppure ciò definiamo.
È per questo che Pirrone e i suoi seguaci furono parecchio scettici, e anche completamente impassibili. Bastava lasciar da parte i cani e la sorella!
L’amico di Pirrone, Anassarco di Abdera, soleva dire:
“Io non so nulla. Nulla, ma proprio un cazzo di nulla!”.
Al che un dogmatico controbatteva:
“Ma una cosa almeno la sai, perché sai di non sapere nulla…”
E Anassarco:
“Macché, nemmeno quella!”
“Ma che sei Anassarco lo sai?”
“Macché, macché…”
E quell’altro:
“Fottuto d’un Pirronista!”
A volte però Anassarco straparlava, come quando fece incavolare addirittura Nicocreonte, il tiranno, che se la legò al dito. Alla prima occasione lo arrestò, lo scaraventò in un mortaio e dette l’ordine di pestarlo a morte. Non in senso metaforico, proprio con i pestelli con cui si pesta la roba. Anassarco comunque non voleva dargli soddisfazione e allora gli disse: “Pesta pesta, tanto quello che pesti non è Anassarco, ma il suo sacco!” E allora Nicocreonte non ci vide più dalla rabbia e urlò: “Tagliate la lingua a quello stronzo!” Ma siccome Anassarco la soddisfazione, proprio, non voleva dargliela, si morse la lingua e se la spezzò da solo, e poi gliela sputò in faccia, al boia. Tanto anche per lui era uguale.