Democrito, il genio!

Democrito nacque o a Mileto o a Abdera, e quello di cui siamo ancora più incerti è di chi fosse veramente il figlio: di Egesistrato? di Damasippo? di Amocrito? La madre non è nemmeno rammentata, perché nella storia della filosofia greca la prima madre importante è quella di Epicuro, che lui le scrisse anche una lettera. Ma prima di Epicuro viene Democrito, e Democrito dunque lo istruirono i Magi e i Caldei, poi fu allievo di Leucippo. Forse ha ascoltato anche qualche lezione di Anassagora, sebbene Anassagora gli restasse antipatico per non dir di peggio. Forse anche ha udito qualche pitagorico, che ce n’erano parecchi in giro. I soldi di babbo – Egesistrato, Damasippo o Amocrito fa lo stesso -,  contrariamente ai fratelli proprietari terrieri, lui li sperperò nei viaggi: Egitto, Persia, Mar Rosso… tutti viaggi culturali però! Rimasto povero, o quasi, fu sempre mantenuto da suo fratello Damaso, che pareva un po’ tonto perché si diceva che Democrito, l’intelligenza, l’avesse presa tutta lui.

Studiava talmente tanto, Democrito, e così concentrato, che non si accorgeva nemmeno che davanti alla sua finestra c’era lì un bue, da tutto il giorno! Ma disprezzava i soldi, e quando arrivò ad Atene visse ignorato. Anche Socrate, che rompeva i coglioni a tutti gli ateniesi, lui non lo incontrò mai.

Democrito era un genio enciclopedico, gli facevi una domanda qualsiasi e lui ti rispondeva, dalla spilla al cannone! A volte diceva qualcosa d’incomprensibile, come questa frase qui: “La parola è l’ombra del discorso”, una cosa che le persone tronfie  anche adesso fanno finta di capire ma che invece la capiva soltanto lui. Una volta Democrito provò a parlarne anche con Damasio, suo fratello, e gli disse:

“Lo sai, Damasio, che la parola è l’ombra del discorso?”

E Damasio: “Sì, è questa è l’ombra della mi’… guarda un po’ se vai a lavorare, va’! Te la do io l’ombra!”

Contrariamente a Pirrone che in tutta la sua esistenza non vergò nemmeno una riga di scrittura, Democrito scrisse una quantità di libri incredibile, che un certo Trasillo li ordinò anche in catalogo, e soltanto a ricopiarne i titoli ci mise un bel po’. Etica, fisica, matematica, musica, tecnica… e poi, come se non bastasse, lasciò degli appunti sparsi qua e là. Meno male che ne è rimasto solo qualche frammento, perché sennò non si potrebbe fare nemmeno il riassunto. Stringi stringi, qual è la filosofia di Democrito?

Esistono gli atomi e esiste il vuoto, punto. Il resto sono tutte chiacchiere. Quanti sono i mondi? I mondi sono infiniti, ma nonostante siano infiniti sono corruttibili, anche se nulla diviene dal niente e nel niente non ritorna. E allora? E allora questo accade perché gli atomi, anche loro, sono infiniti. E girano e girano nell’universo senza fermarsi mai, anzi, hanno sempre girato e gireranno per sempre. Gli atomi, loro, non sono corruttibili, ma le loro combinazioni sono infinite, punto. La luna, il sole, l’anima o la mente – chiamale come ti pare tanto alla fine sono la stessa cosa – tutte queste cose qui davanti a te e altrove, nell’infinito, sono fatte di atomi. E però, nonostante il girare vorticoso, non c’è confusione, perché quella che ordina è la necessità. E dunque che ci stiamo a fare qui? Ci stiamo per essere sereni, sereni nell’anima – che non è lo stesso atteggiamento come il godere del maiale. Non bisogna avere paura di niente, tantomeno credere alle superstizioni e al babau. Così, anche se fatti di atomi che vanno di qua e di là, si sta bene. Fine del riassunto.

Questa della tranquillità è una caratteristica che Democrito non ha smentito nemmeno in punto di morte. Il filosofo che ride, così lo chiamavano, morì annusando vapori di pane appena sfornato, senza alcun dolore. I pani glieli aveva procurati la sorella, una di quelle sorelle che nella storia della filosofia greca sono davvero importanti, anche se sottovalutate. Democrito fu venerato come un dio. Damasio, suo fratello, ne era appena l’ombra.

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