La giornata europea

Licenziamento in tronco o dimissioni immediate: queste le uniche due opzioni offerte alla preside della Classical School di Tallahassee, in Florida, per aver osato permettere ad un’insegnante di mostrare le immagini “pornografiche” dei capolavori di Michelangelo. Il signor Itchek aveva già risolto il problema da tempo…

Il signor Itchek non era ancora il signor Itchek, ma si ricorda, il signor Itchek, che in terza media sezione C, classe  interamente di maschi, ci fu il giorno in cui quei ragazzotti in preda agli sconvolgimenti tellurici dell’adolescenza vennero invitati a produrre un disegno per la giornata europea, che secondo il Ministero della Pubblica Istruzione  era questo il modo  di avvezzarli al valore dell’europeismo che di sicuro non scaldava i cuori. E allora l’insegnante di disegno suggerì al gruppo del signor Itchek di non fare le solite bandiere sventolanti ma qualcosa di diverso, che so? un’opera che rappresentasse bene il loro paese in quanto nazione italiana e che fosse famosa in tutto il mondo. E fu qui che i ragazzacci scelsero un ragazzaccio come loro che si chiamava il Davide di Michelangelo Buonarroti e si dissero pronti a ritrarne le nude fattezze su un grande cartoncino bristol, bianco come il marmo di Carrara, ché loro lo sapevano che il Buonarroti quando si trattò di scegliere il marmo si servì in quella città. E poi Davide gli destava  simpatia perché tirava i sassi con la fionda ed era anche parecchio preciso, chiedere al gigante Golia che lo prese proprio con un pilloro qui, in mezzo agli occhi.  L’opera si presentò molto ardua fin da subito, perché i cinque ragazzi cominciarono ad aggredire il foglio circondandolo, il più bravo facendo la testa al contrario, quello un po’ meno il tronco, e chi un piede, chi una mano, l’imbranato la fionda che quella era facile. Il Frankenstein dopo un’oretta cominciò ad assumere una forma vagamente umana sebbene un tantino picassica, e allora i contorni si andarono via via a incontrare e gli organi a chiudersi l’uno sull’altro e c’era rimasto da disegnare soltanto quello, il membro, che i ragazzi chiamavano invece ‘fava’ e facevano la conta per puntarvi il lapis perché se ne vergognavano e gli prese la risarella come se fossero tanti “sciocchi”, che così li apostrofò bonariamente l’insegnante di disegno.

            Disse il Mazzoni: “L’uccello provo a farlo io…”. Va bene Mazzoni hai tutto il consenso del gruppo, e il Mazzoni si cimentò nell’impresa e dài e dài alla fine lo tirò giù davvero bellino ma troppo piccolo, forse per eccessiva pudicizia.

            “Questo casomai sarà il tuo…” fu il commento di Guidotti, e gli altri tre se la risero di gusto. L’uccellino fu cancellato, quasi con sprezzo.

            “Glielo faccio io il cazzo!” si offrì volontario il Marmugi, ed elaborato un veloce calcolo proporzionale con il righello dette la stura alla fantasia e quello che disegnò si capì immediatamente che sebbene fosse di dimensione più che adeguata aveva qualcosa di troppo fanciullesco e non si addiceva al recupero della classicità né greca né romana. Anche il cazzo fu cancellato.

            “Forse il segreto è quello di cominciare dai coglioni…” propose l’intraprendente Guidotti e iniziò subito a disegnarne uno che alla fine si rivelò assai più grosso dell’altro che così il Mazzoni per vendicarsi disse: “E che c’ha? l’ernia?”. E tutti risero, anche il Guidotti che li aveva proposti e realizzati. I coglioni li cancellò invece il signor Itchek, e qui si accorse che cancella e ricancella, il disegno, proprio lì, si stava annerendo alquanto, e lo fece notare agli altri componenti del gruppo che non poterono che asserire.

            “Qui ci vuole una buona idea!” si disse il signor Itchek, perché oramai i tentativi erano terminati e la grana del cartoncino non avrebbe tollerato un errore di più. E come tutte le idee più risolute, quella a cui pervenne fu semplicissima, perché l’assenza dell’uccello di Davide fu coperta con lo slip. Ma ancora non bastava, ché lo slip fu realizzato a tre bande verticali di eguali dimensione, il vero colpo di genio essendo il rosso e il verde del tricolore, e fu lì che il Tarabusi intonò anche l’inno del Mameli, tramutando la giornata europea in una regressione sentimental-nazionalistica.

            Ora il signor Itchek ripensa a quell’episodio che ha assunto a simbolo più che eloquente e capisce il motivo per cui Altiero Spinelli non ha attecchito, perché secondo il signor Itchek non erano quelli i metodi pedagogici più efficaci per rendere noialtri italiani europei. O forse perché, invece dei cazzi di marmo delle statue, dopo l’avvento della controriforma da sempre sappiamo meglio disegnare le mutande, come i Dolce&Gabbana o i Versace, essendo stilisti italici e perciò dediti all’arte del superfluo e del nascondimento.

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