“Una testolina ben fatta”, intervista

“Dottor Massimo Rincalcati, buonasera.”

“Buonasera.”

“Negli ambienti scientifici gira voce che lei stia mettendo a punto un nuovo sistema educativo, un metodo che a quanto sembra potrebbe condurci a una rivoluzione pedagogica. Può spiegare ai nostri telespettatori il principio su cui si basa la sua scoperta?”
“Be’, l’idea di fondo è molto semplice. Come è avvenuto per ogni altra grande intuizione scientifica l’avevamo da sempre sotto gli occhi e non le prestavamo la dovuta attenzione…”

“Come la gravità e la mela di Newton?”

“In un certo senso…”
“Ci spieghi.”
“È ormai acquisito che i neuroni – che per semplificare definirò i mattoncini del nostro cervello – si formano nella vita prenatale, cioè… già nella pancia della mamma.”
“Capisco…”
“Ma è soltanto verso la fine della vita intrauterina che iniziano a generarsi le sinapsi…”
“Cosa si intende per ‘sinapsi’?”
“Il discorso sarebbe piuttosto complesso… ma per darne una rappresentazione intuitiva provi a immaginare tanti e tanti fili che legano i mattoncini l’uno all’altro, come una tessitura fra i neuroni, un ricamo…”
“Una gran bella immagine!”
“Grazie a questa fittissima tessitura di innumerevoli collegamenti, corre e si sviluppa il nostro pensiero, le nostre emozioni, il nostro senso dell’esistenza… insomma, tutto ciò che percepiamo, sentiamo e creiamo nel mondo.”
“Bellissimo!”
“Generalmente accade che, nello sviluppo infantile, fino ai due-tre anni di età assistiamo a una fioritura eccezionale di queste sinapsi, all’accrescimento continuo in direzione di un picco massimo, un immenso incrociarsi di fili e fili che collegano i neuroni da ogni parte. Si tratta di uno sviluppo  eccezionalmente rigoglioso – del resto non è un caso che si dica che proprio nei primi anni il bambino apprende come una spugna –, una crescita che possiamo paragonare, per semplificazione, a quella di un cespuglio… meglio ancora  alla chioma di un albero. Ma poi…”
“Poi?”
“… poi interviene il giardiniere e le sue forbici, cioè il processo educativo…”
“Ecco.”
“E il giardiniere che fa? Sfronda, taglia, mette a posto, crea ordine nell’esuberanza, dà una forma funzionale all’individuo in crescita… così come si ricava il profilo di un alberello ornamentale.”
“Possiamo allora dire che l’educazione fa il suo mestiere, il mestiere del giardiniere, è corretto?”
“Sì, è esatto.”
“E proprio qui, da quanto mi sembra di capire, entra in campo  il suo metodo…”
“Infatti. Perché mi sono detto: a quale scopo tutto questo fiorire generativo?, tutto questo fuoco rigoglioso in ogni direzione… che però  è anche un esorbitante spreco? Con quale obiettivo? Se dovremo necessariamente  intervenire con le forbici del giardiniere e potare, a che pro questo incredibile sperpero? Risparmiamo le energie, ho pensato, le energie del bambino che è costretto a sviluppare delle potenzialità alla fin fine inutili, e anche quelle del giardiniere- potatore, lui che è costretto a rimettere in forma quel cervellino che è decisamente confuso, arruffato in un groviglio di sinapsi per la maggior parte inconcludenti.”
“Il suo discorso mi sembra perfettamente logico, dottor Rincalcati…”
“Appunto. Logica e funzionalità vogliono che sia alquanto paradossale dare la possibilità di crescere e svilupparsi a quei rami e  a quelle foglie e fiori che successivamente dovranno essere abbattuti, non crede?”
“Giustissimo!”
“Dunque bisognerà intervenire fin da subito, con un metodo educativo che trova la sua efficacia proprio nella tempestività. Impedire che molti rami crescano – questo lo si può fare anche nella fase intrauterina con somministrazioni mirate del ritrovato K, un enzima specifico…”

“La prego, non entri nei dettagli tecnici, i telespettatori vogliono comprenderla appieno, dottor Rincalcati…”

“Sì, ne convengo, noi addetti ai lavori siamo usi a una terminologia troppo specifica. Dicevo che possiamo lavorare già sul feto, nel ventre della madre… e che comunque, anche se molte  inflorescenze la faranno franca, una volta che il bambino sarà venuto al mondo…  zac!, l’intervento immediato del giardiniere educatore! Spunta un ramo superfluo qui?  Zac!, un fiore inutile di là?, zac zac!  Minor dispendio di energia per tutti insomma, più efficacia e funzionalità, meno rami, foglie… e soprattutto meno grilli per la testa! Così, a tre anni, uno si ritrova di già con una testolina ben fatta!”
“Mi sembra davvero un’idea geniale, dottor Rincalcati, tanto convincente che pare impossibile non averci pensato prima…”
“Che le avevo detto? È la bellezza della semplicità scientifica, l’essenzialità della via più breve, più diritta, più ordinata e funzionale. La scienza, mi creda, non ama i ghirigori…”
“La ringraziamo,  dottor Massimo Rincalcati, io e tutti i nostri telespettatori che l’avranno certo seguita con grande interesse. È stato davvero un piacere…”
“Il piacere è mio. Da sempre mi batto per una buona divulgazione scientifica!”
“Ancora grazie, dottor Rincalcati, e a presto.”

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