UNDICIM, CARTA PALLE DI NEVE
Venne giù una nevicata che non ti dico, anzi te lo dico uguale uguale a come venne giù: pareva tutto un bianco e non si distingueva il cielo dalla terra. Il nostro tugurio di mota e frasche, dal peso, scricchiolava di brutto e allora gli si disse all’uomo di Dio,
“Cesco, tanto vale andare fuori che almeno si prende un po’ di fratello sole diretto invece di stare qui a raggrinzire all’umido”. E lui,
“Certo mie pecorelle, usciamo e facciamo a palle di neve!”
E allora noi tutti evviva!, cominciammo a saltare a destra e a manca nella gloria del Signore per tanta benevolenza ricreativa, come animaletti gai del creato. Ma non avevamo mica capito, perché subito dopo santo Francesco ci esortò:
“Via le braghe fratelli!” e noi ci guardavamo e non comprendevamo ancora, anche perché le braghe non ce l’avevamo e in giue era tutto libero, “Che vorrà fare?”.
“E ora accucciatevi in sorella neve, affinché là sotto sbolliscano le diavolanze!”
Perché palle di neve va bene, ma erano le nostre!, che calarono nel gelo a impicciolirsi e farsi dure come pignàccole!
