Le urla della collega di lavoro del signor Itchek provengono dal cortiletto sul retro dell’ufficio. Questo spazio assolato – siamo alla fine di luglio – lo si utilizza per le telefonate private, oppure per una sigaretta. Un po’ per scherzo un po’ per paura le urla però continuano, “Aiuto Guglielmo, vieni a vedere che bestia!” e Guglielmo, cioè il signor Itchek in versione aziendale, accorre come uccisore di draghi. Non è la prima volta: una lucertola, una cavalletta, una mantide religiosa… più o meno sortiscono lo stesso effetto.
“Che c’è?” domanda il signor Itchek alla collega non appena varca la porticina del cortiletto.
“Guarda lassù… che bestia schifosa è, quella?” dice la donna indicando con il dito un punto preciso del muro, a mo’ di mirino.
Il signor Itchek alza la testa e lo individua immediatamente, si tratta di un ragno giallo. Ma non soltanto giallo, è giallo giallissimo, così giallo che sembra ripassato con l’evidenziatore. Spicca sul muro di mattoni e nella sua originalità appare decisamente bello.
“È un ragno, no?” dice semplicemente il signor Itchek per smorzare la drammaticità dell’evento.
“Lo vedo che è un ragno, ma io non li ho mai visti così… Non lo vedi com’è giallo? Secondo me è uno di quelli velenosi…”
“Mah…” fa il signor Itchek, che effettivamente anche lui non ha ricordanza di ragni simili.
“Ammàzzalo…” dice spietata la donna “Perché con lui io qui non ci vengo…”
“Ma se ne sta lassù buono buono…” prova a premere il pedale della ragionevolezza il signor Itchek, ma sa già che è cosa vana.
“Ammàzzalo con questa…” la donna appare inflessibile, e gli porge la vecchia scopa di saggina che serve per spazzare il cortiletto e stava lì a portata di mano.
“Non puoi ammazzarlo tu?” dice l’uccisore di draghi alla principessa.
“E se mi salta addosso?” è la risposta interrogativa della donna, una domanda che è buttata là come una cosa irrazionale tanto per dire “manco per idea… fossi matta”.
Ed ecco che l’uccisore di draghi si trova non sa bene come la scopa in mano, si avvicina al muro, guarda un’ultima volta quello spettacolo giallo della natura e stump!, quello che prima c’era ora non c’è più. Si gira, la donna sorride. Ha già il cellulare in mano e se lo porta all’orecchio, può iniziare la telefonata. Tante grazie all’assassino e ciao, l’uccisore di draghi appoggia la scopa nell’angolo dove è sempre stata e si rintana nel posto di lavoro.
Già, tutto è rientrato nella norma di un pomeriggio in ufficio. Ma ora il signor Itchek si mette a pensare e non ha voglia di numerini con la tabella excell. Apre google e scrive semplicemente ragno giallo, eccolo qui, è il ragno granchio giallo chiamato anche ragno dei fiori, perché appunto sui fiori vive. Legge e prende atto che, dalla dimensione, si capisce che era una femmina, anche piuttosto grossa. Appura dunque che la tanto decantata solidarietà femminile del creato, anche fra diverse specie, non sempre si realizza. Unica consolazione, ma magra, è che l’animaletto era quasi sicuramente alla fine del suo ciclo vitale, di nemmeno un anno, e il signor Itchek crede di averla accorciata di poco, quella vita, più o meno come ammazzare una vecchia di ottanta-ottantacinque anni a bastonate… e che tuttavia perché avrebbe desiderato voler morire? Quindi la consolazione sfuma. Ora il signor Itchek guarda un video su youtube dove si osserva il ragno giallo su un fiore, si avvicina un’ape e zac! Il ragno la pinza, la immobilizza e il commento dice che gli inietta qualcosa perché le interiora dell’ape si sciolgano fino a diventare fluide ed essere facilmente succhiate. Non dev’essere una bella morte, pensa il signor Itchek, forse è meglio una bastonata e via. E in fondo anche lui quante api ha fatto fuori nei suoi cinquantasei anni sotto il sole? Ché poi, da bambino, il signor Itchek ha ammazzato proprio di tutto, ma di tutto, una cosa veramente da vergogna… ma non c’è scampo, perché lui non se n’è dimenticato che gli piaceva un casino, e che dunque, tornasse laggiù nel mondo meraviglioso e meravigliato dell’infanzia, si armerebbe di nuovo di sassi, di fionda, di cerbottana e di fucile, di archi, di bastone, di pala, di pistola e anche di boomerang, sebbene con il boomerang non riuscisse a far male nemmeno a una mosca – anche perché per le mosche bastano le mani, o un cencio arrotolato, o la copertina di un quaderno, o la paletta… E poi non importa nemmeno riferirsi al mondo meraviglioso, perché anche adesso, per interposte persone, il signor Itchek di animali ne fa fuori a valanghe: bistecche e bracioline, conigli, polli, pesci ecc. elencati così, dove non distingui più l’animale dal suo prodotto reificato. Chissà se l’alienazione vale anche per le bestie, gli viene da pensare al signor Itchek… e si risponde di sì, perché è proprio Marx che scrive che “l’uomo si sente libero ormai soltanto nelle sue funzioni bestiali, nel mangiare, nel bere, nel generare… e nelle sue funzioni umane si sente solo una bestia”, tanto che “il bestiale diventa l’umano e l’umano il bestiale”. Come le bestie appunto, le bestie. Ecco comunque che rientra la collega. La telefonata dev’essere stata piacevole, perché ne porta ancora lo strascico in ufficio:
“Ma hai visto che roba?” la donna si riferisce al ragno giallo.
“Già, che roba…” ripete il signor Itchek
“Doveva essere velenosissimo…” insiste la donna.
“Forse…” mente il signor Itchek, perché le norme di galateo impongono che il rimorso riguardi soltanto il cavaliere uccisore e non la principessa. Anche se il drago è un drago femmina, di qualche grammo, colpevole di essere giallissimo e diverso sul rosso dei mattoni. Amen.