Vintage, quinto libro, il mignolo della mano

Quelli di Vintage non sono propriamente racconti. Si tratta di un genere ibrido, una scrittura-tessitura evocativa e succinta. Come in certa poesia contano molto anche gli spazi bianchi, le spezzature. Le parole si intrecciano in testi legati al ricordo di oggetti quotidiani, quasi disadorni, ami e lenze, elastici, occhiali che si perdono, la benzina che sta finendo, i palloni di gomma, ecc.. Questi oggetti della memoria, però, sembrano investiti da una luce che li rende più intimi e speciali. Così il discorso narrativo diviene ampio, acquisendo una sua qualità metaforica. Il pensiero si dipana insieme alla stesura dello scritto. Anche quando si intromette una citazione, il riferimento a un artista o a un filosofo accade senza posa e birignao, in tono quotidiano. Le cose più minute disegnano una prospettiva per i temi ultimi e anche viceversa. Sono accenni, assaggi, a volte nodi metaforici che si sciolgono in narrazioni minime per poi ritornare nel viluppo.